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Una fiaba popolare dalla Nigeria

Perché il Sole e la Luna Vivono nel Cielo

Sole e Acqua erano i migliori amici, finché una notte Acqua venne finalmente a fargli visita, e non rimase più spazio per nessuno se non il cielo.

A parent and child reading together
Una nota su questa storia. Questa versione delicata segue una fiaba eziologica tradizionale nigeriana, raccolta per la prima volta in inglese da Elphinstone Dayrell in Folk Stories from Southern Nigeria (1910), raccontata in molte comunità costiere dell’Africa occidentale per spiegare perché il sole e la luna vivono così in alto sopra di noi.

Tanto tempo fa, quando il cielo era ancora abbastanza vicino da poterlo toccare, Sole e Acqua erano i migliori amici. Sole viveva in una bella casa rotonda ai margini del villaggio, e ogni sera Acqua veniva a sedersi con lui sulla soglia, e parlavano finché non spuntavano le stelle.

Una sera Acqua chiese perché Sole non venisse mai a trovarlo, per una volta. Sole, un po’ imbarazzato, ammise che la sua casa era troppo piccola. “Se tu e tutta la tua famiglia entraste,” disse, “le pareti cederebbero di sicuro.” Acqua rise e disse che non era affatto una buona scusa, e fece promettere a Sole: se mai avesse costruito una casa abbastanza grande, Acqua sarebbe venuto a riempirla, una sola volta, così i due avrebbero finalmente potuto stare insieme sotto lo stesso tetto.

Una casa abbastanza grande per il mare

Sole tornò a casa e raccontò la promessa a sua moglie, Luna. Insieme trascorsero molti giorni a costruire la casa più grande che il villaggio avesse mai visto, con pareti di argilla compattata più alte delle palme e un tetto di paglia intrecciata largo quanto la piazza del villaggio. Quando fu terminata, Sole mandò a dire ad Acqua: vieni, ora c’è spazio a sufficienza.

L’acqua comincia a salire

La sera dopo Acqua arrivò, e con lui vennero tutta la sua famiglia e i suoi amici: i pesci, i granchi, le tartarughe, e ogni increspatura e corrente che gli fosse mai appartenuta. Entrò dalla porta aperta, dolcemente all’inizio, raccogliendosi intorno alle caviglie di Sole e Luna. “C’è ancora spazio?” chiese Acqua. “Moltissimo,” rispose Sole, e Acqua ne versò ancora un po’.

L’acqua salì oltre le ginocchia, poi la vita, poi le spalle, con i pesci che guizzavano tra i loro piedi. Ogni volta, Acqua chiedeva se ci fosse ancora spazio, e ogni volta, non volendo sembrare inospitale dopo una promessa così bella, Sole diceva di sì. Quando l’acqua raggiunse il mento, Sole capì, troppo tardi, che una promessa fatta a tutto il mare non poteva davvero essere mantenuta tra quattro mura.

Salendo verso il cielo

Senza più spazio dove stare, Sole prese la mano di Luna, e insieme salirono, attraverso il tetto di paglia, oltre la palma più alta, finché non ebbero altra scelta che continuare a salire, dritti nel cielo aperto. E lì sono rimasti da allora, Sole di giorno e Luna di notte, a guardare in basso il loro vecchio amico Acqua, che ancora, nelle sere tranquille, sale dolcemente verso la riva come per dire ciao.

Ed è per questo, dice la storia, che le promesse più gentili sono quelle che facciamo lasciando spazio a sufficienza per mantenerle.

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