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Una fiaba inglese

Riccioli d’Oro e i tre orsi

Una bambina che si allontana dal sentiero, un cottage con tre di ogni cosa, e una casa che le insegna, con dolcezza, cosa appartiene a qualcun altro: una delle fiabe più amate arrivate dall’Inghilterra.

A parent and child reading together
Una nota su questa storia. I tre orsi comparvero per la prima volta a stampa nel 1837, in un libro del poeta inglese Robert Southey, che da bambino aveva sentito la storia da suo zio. In quella prima versione la visitatrice era una vecchia signora, non una bambina, e la storia era meno gentile con lei. Nel corso del resto dell’Ottocento i narratori la trasformarono in una bambina e le diedero i capelli d’oro, e all’inizio del Novecento aveva già il nome che conosciamo oggi. Questa versione segue quella tradizione più tardiva e più dolce.

Nel folto di un bosco inglese sorgeva un piccolo cottage che apparteneva a tre orsi: un grande orso padre, un’orsa madre di taglia media e un piccolo orsetto. Una mattina i tre prepararono il porridge per colazione, ma era troppo caldo da mangiare, così uscirono a passeggiare nel bosco aspettando che si raffreddasse. Non lontano, una bambina con i capelli color grano maturo si era allontanata dal sentiero mentre raccoglieva fiori, e prima ancora di rendersene conto aveva trovato il cottage degli orsi e ne aveva spinto la porta.

Sul tavolo della cucina c’erano tre ciotole di porridge. Riccioli d’Oro aveva fame dopo la sua passeggiata, così assaggiò il porridge nella grande ciotola, ma era troppo caldo. Assaggiò il porridge nella ciotola di taglia media, ma era troppo freddo. Poi assaggiò il porridge nella piccola ciotola, e non era né troppo caldo né troppo freddo, ma giusto, così lo mangiò tutto.

Tre di ogni cosa

Nel salotto c’erano tre sedie. Riccioli d’Oro si arrampicò sulla grande sedia, ma era troppo dura. Si arrampicò sulla sedia di taglia media, ma era troppo morbida. Poi si arrampicò sulla piccola sedia, ed era proprio giusta, finché non scricchiolò, si incrinò e si ruppe in pezzi sotto di lei.

Al piano di sopra trovò tre letti. Si sdraiò sul grande letto, ma era troppo duro. Si sdraiò sul letto di taglia media, ma era troppo morbido. Poi si sdraiò sul piccolo letto, ed era proprio giusto, ed era così stanca per la lunga passeggiata che si addormentò subito.

Gli orsi tornano a casa

Poco dopo i tre orsi tornarono dalla loro passeggiata, affamati per il porridge. Qualcuno ha mangiato il mio porridge, ringhiò il grande orso padre. Qualcuno ha mangiato il mio porridge, disse l’orsa madre di taglia media. Poi l’orsetto guardò nella sua ciotola e disse, qualcuno ha mangiato il mio porridge, e lo ha mangiato tutto.

Nel salotto trovarono la grande sedia un po’ storta, e la sedia di taglia media un po’ storta, e poi l’orsetto pianse, qualcuno si è seduto sulla mia sedia, e l’ha rotta tutta in pezzi. Al piano di sopra trovarono il grande letto con la coperta tutta spostata, e il letto di taglia media lo stesso, e poi l’orsetto guardò il suo piccolo letto e disse, qualcuno si è sdraiato nel mio letto, ed è ancora qui.

Giusto

Riccioli d’Oro si svegliò e trovò tre orsi che la guardavano dall’alto, e si spaventò così tanto che saltò giù dal piccolo letto, corse alla finestra aperta, la scavalcò e fuggì attraverso il bosco più in fretta che poteva, senza fermarsi mai a guardarsi indietro.

Non ritrovò mai più la strada per quel cottage, e i tre orsi non scoprirono mai chi fosse stata la loro piccola visitatrice. Ma Riccioli d’Oro ricordò quella mattina per molto tempo, e da allora in poi fu più attenta a quali porte spingeva, e a quali ciotole, sedie e letti fossero davvero suoi da provare.

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Falla suonare piano mentre leggi Riccioli d’Oro ad alta voce: una ninna nanna tradizionale della Cornovaglia, lo stesso angolo verde d’Inghilterra che i tre orsi potrebbero chiamare casa.

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