Anna Leggi la fiaba che Anna adora

Una fiaba dalle Mille e una notte

Alì Babà e i quaranta ladroni

Un povero taglialegna, una roccia che si apre se dici le parole giuste e una servetta che sta attenta quando non lo fa nessun altro: una delle storie più amate arrivate in Europa con le Mille e una notte.

A parent and child reading together
Una nota su questa storia. Alì Babà non faceva parte delle Mille e una notte più antiche. Come Aladino, fu aggiunta dal traduttore francese Antoine Galland, a partire da un racconto che il giovane narratore siriano Hanna Diyab di Aleppo gli fece nel 1709, e pubblicata qualche anno dopo. Da allora è stata raccontata ovunque. Questa versione conserva la caverna, le parole che la aprono e l’astuta Morgiana, con la dolcezza giusta per la buonanotte.

Alì Babà era un pover’uomo che raccoglieva legna sulle colline sopra una città della Persia. Una mattina, mentre caricava gli asini, sentì degli zoccoli e si arrampicò in fretta su un albero. Una banda di quaranta cavalieri si fermò ai piedi di una nuda parete di roccia, sotto di lui. Il loro capo si mise davanti alla pietra e disse: Apriti, Sesamo, e la parete si aprì come una porta.

I cavalieri portarono dentro sacchi pesanti, uscirono a mani vuote, dissero: Chiuditi, Sesamo, e se ne andarono al galoppo. Quando sulle colline tornò il silenzio, Alì Babà scese, si mise dove si era messo il capo e provò lui stesso le parole. La parete si aprì su una caverna con dentro più monete vecchie, stoffe e argento di quanti ne possedesse l’intera città. Riempì qualche piccolo sacco, non più di quanto i suoi asini potessero portare senza fatica, richiuse la parete dietro di sé e tornò a casa.

Apriti, Sesamo

Lo disse soltanto a sua moglie, e le chiese di non parlarne. Ma lei volle misurare le monete, e si fece prestare una misura da grano dalla moglie di suo fratello Cassim, che si domandò perché a un tratto ne avessero bisogno. Prima di prestarla, la donna spalmò un po’ di grasso all’interno della misura, e quando le tornò indietro sul fondo era rimasta appiccicata una moneta d’oro. Quella sera Cassim si presentò alla porta e disse che sapeva.

Alì Babà non era mai riuscito a nascondere niente a suo fratello. Gli raccontò della caverna e delle parole, e si offrì di dividere quello che aveva già portato a casa. Ma Cassim voleva la caverna. La mattina dopo prese dieci muli e salì da solo sulle colline in tutta fretta.

L’altro fratello

Cassim disse: Apriti, Sesamo, e la parete lo lasciò entrare. Ma una volta dentro, con intorno più di quanto potesse mai sollevare, non riuscì più a richiamare alla mente la parola. Provò con ogni granaglia che conosceva, orzo e frumento e segale, e la pietra restò chiusa. Quando i ladroni tornarono e trovarono che qualcuno era stato nella loro caverna si arrabbiarono molto, e Cassim non tornò a casa. Il giorno dopo Alì Babà salì, trovò la parete aperta e i muli che vagavano liberi, e riportò alla famiglia la triste notizia. Prese con sé Morgiana, la giovane rapida e attenta che serviva in casa di Cassim, e la portò nella propria casa ad aiutare la vedova del fratello.

Ora i ladroni sapevano che qualcun altro aveva trovato la caverna, e volevano scoprire chi. Uno di loro scese in città, chiese qua e là di un uomo sepolto da poco, e capì quale fosse la casa di Alì Babà. Fece un piccolo segno di gesso sulla porta e se ne andò a chiamare gli altri. Ma Morgiana vide il segno mentre tornava dal pozzo, non le piacque, e senza dire niente disegnò lo stesso identico segno su ogni porta della via. Quando i ladroni arrivarono quella notte non riuscirono a distinguere una casa dall’altra, e se ne andarono a mani vuote.

Gli orci dell’olio

Il capo ci riprovò di persona. Arrivò in città con una fila di muli e quaranta alti orci da olio, e chiese ad Alì Babà, che era un ospite gentile, se poteva passare la notte nel cortile. Un orcio conteneva olio. In ciascuno degli altri c’era un ladrone che aspettava. Ma Morgiana uscì a prendere olio per la sua lampada, sentì un sussurro venire da dentro un orcio e capì subito. Scaldò l’unico orcio con l’olio vero finché non fu bollente, ne versò un poco nella cima di ciascuno degli altri, e i ladroni saltarono fuori e oltre il muro e non smisero più di correre.

Il capo tornò un’ultima volta, mesi dopo, vestito da mercante di stoffe. Fece amicizia con il figlio di Alì Babà e fu invitato a cena. Morgiana, portando in tavola i piatti, riconobbe il suo volto. Chiese di ballare per gli ospiti, come faceva spesso, con un pugnale sottile tenuto piatto nella mano, come parte della danza. Girò e si avvicinò sempre di più al mercante, e all’ultimo giro si fermò immobile davanti a lui, abbassò il pugnale e disse che quello non era un mercante di stoffe ma il capo dei ladroni, tornato ancora una volta. Era già fuori dalla porta prima che qualcuno si alzasse da tavola. Alì Babà, che a quel punto capiva quanto le doveva, diede a Morgiana la libertà e una casa in famiglia per tutto il tempo che avesse voluto, e col tempo lei e suo figlio si sposarono. La caverna era ancora lassù sulle colline con dentro tutto il suo oro, ma la storia che la famiglia raccontava nelle sere d’inverno non parlava mai davvero del tesoro. Parlava della ragazza che aveva tenuto gli occhi aperti mentre tutti gli altri guardavano l’oro.

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Nami, Ya Yasminti

Falla suonare piano mentre leggi Alì Babà ad alta voce: Nami Ya Yasminti, dormi mio piccolo gelsomino, una ninna nanna del Levante, lo stesso angolo di mondo da cui veniva il narratore.

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