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Una fiaba popolare dell’Italia

Pinocchio

Un burattino di legno intagliato da un vecchio falegname solo, un naso che si allunga a ogni bugia, e un lungo viaggio per tornare a casa: la storia più amata mai scritta in lingua italiana.

A parent and child reading together
Una nota su questa storia. Carlo Collodi scrisse «Le avventure di Pinocchio» a puntate su un giornale, in Toscana, tra il 1881 e il 1883, ed è stato tradotto in più lingue di quasi ogni altro libro. Questo racconto ne conserva il cuore, il naso che cresce e la strada del ritorno da Geppetto, in una forma abbastanza dolce per la buonanotte.

In una piccola bottega di un paese della Toscana, un vecchio falegname di nome Geppetto stava intagliando un burattino da un pezzo di pino. Voleva un bambino di legno da portare con sé per il mondo. Prima ancora che avesse finito di intagliare la bocca, il burattino si mise a ridere, e Geppetto capì subito che quello non era un pezzo di legno qualunque. Lo chiamò Pinocchio.

Geppetto non aveva quasi nulla, ma vendette la sua unica giacca calda per comprare a Pinocchio un abbecedario, sperando che il burattino imparasse a leggere. Un vecchio grillo saggio che viveva nella bottega disse a Pinocchio che i bambini che non ascoltano i buoni consigli, da grandi se ne pentono. Pinocchio non voleva sentire quelle parole, e la mattina dopo, andando a scuola, barattò il libro per un biglietto per uno spettacolo di burattini.

La volpe e il gatto

Lungo la strada Pinocchio incontrò una volpe e un gatto, che avevano sentito dire che portava con sé qualche moneta d’oro. Gli parlarono di un campo magico dove una moneta sepolta, in una notte, diventava un intero albero d’oro. Pinocchio, che voleva portare la ricchezza a casa da Geppetto, credette a ogni parola, e al mattino le monete e i due sconosciuti erano spariti.

Una fata gentile, con i capelli del colore del cielo, trovò Pinocchio e lo accolse. Quando gli chiese che fine avessero fatto le sue monete, lui si vergognò e disse una bugia. A ogni bugia il naso gli si allungava, finché divenne così lungo che non riusciva più a girarsi nella stanza. Pianse e promise di dire la verità, e la fata, vedendo che lo pensava davvero, gli fece tornare il naso come prima.

Il Paese dei Balocchi

Dopo quella volta, Pinocchio aveva davvero intenzione di andare a scuola. Ma un ragazzo che conosceva gli parlò di un posto chiamato il Paese dei Balocchi, dove non c’erano lezioni né orologi, solo giochi da mattina a sera. Pinocchio si disse che sarebbe rimasto solo qualche giorno. I giorni diventarono settimane, e si dimenticò completamente di Geppetto che lo aspettava a casa.

Una mattina Pinocchio si svegliò e si accorse che gli erano cresciute due lunghe orecchie grigie, e capì, troppo tardi, perché nel Paese dei Balocchi non c’era la scuola. Scappò da quel posto più in fretta che poté. Quando finalmente arrivò al paese, la bottega era vuota. Un vicino gli disse che Geppetto si era costruito una piccola barca ed era partito per mare a cercarlo, e non era più tornato.

Dentro il grande pesce

Pinocchio si tuffò in acqua per cercarlo. Nuotò per un giorno e una notte, finché un enorme pesce aprì la bocca e lo inghiottì tutto intero. E lì, nel buio, seduto alla luce di una piccola candela, c’era Geppetto, che era stato inghiottito settimane prima. Si abbracciarono e piansero, e poi Pinocchio disse che non sarebbero rimasti lì. Mentre il grande pesce dormiva, si arrampicarono fuori passando sopra la sua lingua e nuotarono verso la riva.

Dopo di allora, Pinocchio si mise a lavorare. Portava l’acqua, intrecciava ceste, restava sveglio la notte a curare Geppetto perché tornasse in salute, e metteva da parte ogni moneta per tutti e due. Non lo faceva per diventare qualcosa; lo faceva perché Geppetto aveva venduto la giacca per un abbecedario ed era andato per mare per lui. Una mattina Pinocchio si svegliò e si accorse che non era più fatto di legno. Era un bambino vero, e lo stava diventando, in silenzio, già da molto tempo.

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Ninna Nanna di Barberino

Fai suonare questa melodia piano mentre leggi Pinocchio ad alta voce: una ninna nanna tradizionale suonata dal vivo da Barberino, tra le colline della Toscana, la stessa campagna in cui la storia fu scritta.

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Questa è una fiaba di una collezione in crescita di storie tradizionali da tutto il mondo, ognuna abbinata, dove possibile, a una vera ninna nanna della stessa cultura.