Elena Leggi la favola che Elena adora

Una favola greca

La volpe e l’uva

Una volpe affamata, una vite carica di grappoli fuori portata, e uno dei trucchi più antichi che ci si possa giocare da soli: una delle favole più brevi e più citate di Esopo, ancora vera dopo venticinque secoli.

A parent and child reading together
Una nota su questa storia. La volpe e l’uva è una delle favole più antiche e più brevi di Esopo, messa per iscritto più tardi da raccoglitori greci e romani, Babrio in versi greci e Fedro in versi latini, a partire da una tradizione narrativa attribuita a Esopo stesso, che probabilmente visse in Grecia intorno al sesto secolo a.C., ammesso che sia mai esistito come una sola persona. L’intera storia dura di solito solo poche righe. Questa versione la allunga un poco per la buonanotte, ma ne conserva l’unica scena, e la sua famosa idea finale, esattamente come le lasciò Esopo.

Un pomeriggio caldo, una volpe scendeva trotterellando lungo un sentiero riarso sul fianco di una collina, con lo stomaco vuoto e niente da mostrare per tutta una mattinata di caccia. Ai piedi del pendio, in una vecchia vigna ormai un po’ inselvatichita, trovò una vite che si arrampicava in alto lungo un ulivo, carica ovunque di grappoli così scuri e pieni che il sole sembrava brillare attraverso la loro buccia.

La volpe si sedette sulle zampe posteriori sotto il grappolo più alto e più maturo di tutti, e alzò lo sguardo. L’uva pendeva appena sopra di lei, così vicina che ne poteva sentire la dolcezza, e si disse che sarebbe stato facile.

Il primo salto

Si accovacciò, si raccolse, e balzò, ma le sue mascelle si chiusero su nient’altro che tiepida aria pomeridiana, a una spanna dall’acino più basso. Atterrò, si scrollò, e ci riprovò subito, saltando un poco più in alto questa volta, e di nuovo scese senza niente.

Fece qualche passo indietro per prendere la rincorsa, poi corse in avanti e balzò con tutte e quattro le zampe staccate da terra, e per un attimo brillante il suo naso sfiorò proprio l’ultimo acino e fece dondolare piano tutto il grappolo, appena fuori portata, prima che lei ricadesse pesantemente sulla terra secca.

Ci riprova

Si riposò un momento all’ombra, guardando l’uva tornare immobile, e si disse che un altro tentativo sarebbe bastato. Provò a saltare di lato, poi da un piccolo cumulo di terra, poi con la rincorsa giù per il pendio stesso, ma ogni tentativo finiva allo stesso modo, con l’uva che pendeva esattamente dove aveva sempre penduto, e la volpe a terra sotto di essa.

Alla fine si sedette di nuovo, i fianchi ansimanti, le zampe indolenzite dal terreno sassoso, e semplicemente guardò in su verso l’uva per un lungo momento, senza più provare a saltare.

Uva acerba

Annusò una volta, scosse la testa, e decise ad alta voce che quell’uva era probabilmente acerba comunque, dura e non matura, non degna davvero del disturbo di una volpe. Si voltò e se ne andò trotterellando giù per la collina con il mento alzato, come se non l’avesse mai voluta.

Ma l’uva lasciata appesa così a lungo al caldo sole del pomeriggio, su una vite sana come quella, è raramente acerba, e dietro di lei, intatta e integra, continuava a maturare tranquilla nella luce. Spesso è più facile, si scopre, decidere di non aver mai voluto una cosa piuttosto che ammettere di non essere riusciti a raggiungerla.

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Greek Cypriot Lullaby

Falla suonare piano mentre leggi La volpe e l’uva ad alta voce: una ninna nanna tradizionale di Cipro, dallo stesso mondo di lingua greca in cui le favole di Esopo viaggiano da venticinque secoli.

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